Il ritorno delle ombre
Ricordo come fosse ora il personaggio leggendario di “Ombra che Cammina”, il fumetto scorreva leggero nella lettura e nelle immagini rappresentate, agli occhi di un ragazzo la foresta era il regno ideale dove fraternizzare con gli animali e la vita ancestrale così lontana e diluita negli angusti alloggi di periferia.
Al giovane ragazzo oltre la scuola e l’oratorio rimaneva la strada, allora il pallone come momento di aggregazione aveva la compiacenza di tutto un mondo di madri e famiglie, che individuato il risultato fatto di fatica e sogni, con annessi dolori e ferite, riconduceva quel mondo all’uso per cui era nato, il pallone. Il correre a perdifiato alla ricerca della vittoria della domenica mattina, la ricerca del passaggio in auto, il rientro sconsolati o ridenti e soddisfatti, comunque pronti per allenarsi di nuovo.
Il mondo che conosco forse non è più quello? Non credo, il fanciullo è sempre quello, con esso anche il ragazzo che lo ospita, allora cosa è cambiato? Noi sicuramente, la ricerca di traguardi per contrapposta persona fanno la differenza, credo che i fatti ultimi non ci aiutino nella riflessione a voce alta, anzi ci condizionano in silenzi desertici coivolgendo il sole ed il caldo come fattore di disturbo e non il fatto di che cosa cavolo ci facciamo nel deserto.
Il mondo dello sport merita rispetto solo perchè esiste senza tentare di modificarlo per passare alla storia.
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